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Gianni Bruchi, il gusto di correre quando il motocross è prima di tutto passione

01-01-2026 23:50 - News
San Miniato (PI) - Nel motocross c’è chi rincorre il risultato e chi, invece, continua a inseguire soprattutto le sensazioni. Gianni Bruchi, classe 1984, nato a Empoli e portacolori del Motoclub Pellicorse, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Un pilota che vive le gare con lo spirito di chi ama stare in moto prima ancora che salire sul podio.

La stagione 2025 lo ha visto impegnato nel Campionato Toscano MX FMI Veteran e nel Trofeo Toscana UISP Over 40, in sella a una Husqvarna 250 del Team Digimx. Un ritorno alla 250 dopo anni passati sulla 450, una scelta che racconta molto del suo modo di interpretare le corse: meno calcoli, più divertimento.

«È stata una bella annata – racconta –. Dopo tanto tempo ho lasciato la 450 e sono tornato alla 250, e mi sono divertito davvero. Il margine per migliorare c’è sempre, ma per me il punto centrale resta il piacere di guidare e di correre. Le classifiche non sono mai state la mia priorità».

Ogni gara ha lasciato qualcosa, un episodio o un’emozione, ma se c’è un appuntamento che Bruchi ricorda con particolare piacere è Città di Castello, a metà ottobre. Non per il risultato in sé, quanto per il contesto. «Era l’ultima gara dell’anno. Ho fatto due buone partenze con la 250, cosa non semplice quando corri con le 450, e poi c’erano gli amici in pit lane a fare il tifo, insieme ai familiari. Una bella domenica di sole autunnale: momenti così restano».

Con l’esperienza arrivano anche obiettivi diversi. «Non essendo più un ragazzino, la cosa fondamentale è non farsi male. Ho cercato di guidare nel modo più pulito possibile. Questo richiede tecnica e una buona posizione in sella, anche se non è facile cambiare stile dopo 25 anni di moto. Però osservando chi va più forte e ascoltando i consigli degli amici, qualcosa si riesce sempre a migliorare».

Nella categoria Veteran e Over 40, più che le sorprese contano la costanza e la passione. «Non c’è un avversario in particolare che mi abbia impressionato, anche perché di giovani emergenti nella mia categoria non ce ne sono», dice sorridendo. «Ma ammiro tanti piloti per motivi diversi. Mi colpisce soprattutto la voglia di allenarsi e di gareggiare come se fossimo ancora ragazzi. Anzi, magari qualche giovane avesse la costanza di Grossi o la tenacia di Fondelli».

Guardando al 2026, gli obiettivi restano semplici e concreti: «Stare lontano dagli infortuni ed essere costante nell’andare in moto. Alla fine è questo che fa la differenza».

Quando il casco si toglie, però, Bruchi non resta fermo. «In realtà la mente la stacco ogni weekend in cui corro - scherza. «Ma ho anche un’altra grande passione, l’unica che riesce a tenermi lontano dalla moto per tre mesi: la caccia al cinghiale. Ho i miei cani, a cui tengo tantissimo, e adoro passare le giornate nel bosco. Diciamo che la preparazione invernale la faccio ‘rincorrendo i cinghiali’».

Dietro ogni pilota c’è sempre una squadra, dentro e fuori dalla pista. E Gianni lo sottolinea con riconoscenza. «Il primo è mio babbo: ci siamo sempre arrangiati in tutto e ancora oggi il lunedì mattina mi lava la moto e, se corro nel weekend, mi prepara il camper. Poi la mia compagna, che mi sopporta sempre, non solo nei fine settimana di gara. La mia prima tifosa resta mia sorella, che quando può viene ancora a sostenermi».

Un ringraziamento speciale va anche al Team Digimx, fondamentale nel suo ritorno alle gare dopo un infortunio che lo ha tenuto fermo per un anno, e a Gianluca e Alessia del Motosport Zingoni, con cui in oltre vent’anni è nato un rapporto che va ben oltre il lavoro. «E infine il mio lavoro: oggi per fare motorsport servono risorse, e sotto questo aspetto siamo davvero fortunati».

Se gli si chiede quale sia la pista del cuore, la risposta arriva immediata: «Santa Barbara di Ponte a Egola. È casa»!




Fonte: Ufficio Stampa MC Pellicorse